Risposte alle domande del direttore dell'Ufficio della Radiotelevisione Italiana per l'Estremo Oriente
RISPOSTE ALLE DOMANDE DEL DIRETTORE DELL'UFFICIO DELLA RADIOTELEVISIONE ITALIANA PER L'ESTREMO ORIENTE
29 ottobre 1988
Domanda: Signor Presidente, si sa molto poco, in Occidente, della vostra eroica lotta durante la guerra di resistenza contro i giapponesi per la liberazione del popolo coreano dal giogo del colonialismo.
Durante la mia visita alle località dei vostri accampamenti partigiani segreti, ho visto le consegne che Lei e i Suoi compagni d'arme avevate inciso sugli alberi al fine di chiamare il vostro popolo a combattere per il futuro di un Paese libero e unificato.
Signor Presidente, vorrebbe cortesemente parlarmi dell'impressione più forte che Ella conserva della lotta per la realizzazione delle speranze del popolo coreano, come espressa dalle consegne?
Risposta: Vi sono grato per la Vostra visita nel nostro Paese e per la pena che vi siete dato per effettuare il lungo viaggio verso il monte Paektu, in un giro dei vecchi campi di battaglia della lotta armata antigiapponese.
Negli anni più duri del dominio coloniale imperialista giapponese abbiamo condotto, per molti anni, una lotta armata contro i giapponesi che faceva capo al monte Paektu. Il luogo e i reperti dell'Accampamento segreto del Paektusan, che Voi avete visitato in questa occasione, sono la prova delle circostanze e delle condizioni in cui i partigiani antigiapponesi vivevano e combattevano e le parole d'ordine incise sugli alberi riflettono nitidamente la loro ferma determinazione a combattere per la liberazione nazionale, come anche i loro nobili ideali e sentimenti.
La lotta armata antigiapponese che abbiamo svolto è stata davvero ardua.
Il nostro nemico, l'esercito aggressore imperialista giapponese, era tanto brutale quanto formidabile. Dovevamo ottenere armi e rifornimenti coi nostri mezzi perché non c'era né un fronte interno né un qualsivoglia aiuto estero a sostenerci.
I partigiani antigiapponesi pugnarono inflessibilmente, volgendo, con ottimismo e salda fiducia nella vittoria, lo sguardo al futuro del Paese liberato, a prescindere dall'asperità della lotta rivoluzionaria. Costoro poterono lottare fino in fondo, senza il minimo vacillamento, neppure in quelle difficili, poiché nutrivano una fede incrollabile nella vittoria e uno spirito rivoluzionario infrangibile.
Tale solida fiducia nel trionfo della rivoluzione, tale indomito spirito rivoluzionario, unito ai loro legami inseparabili con le masse popolari, furono la sorgente della forza dei partigiani antigiapponesi e il fattore decisivo della nostra vittoria nella lotta armata.
Ogniqualvolta mi sovvengono quegli anni, io riaffermo la mia credenza per la quale, se lottiamo con uno spirito e una tempra rivoluzionari elevati, facendo affidamento sulle masse popolari come facemmo allora, non può esservi difficoltà che non possiamo superare e niente ci sarà impossibile.
Domanda: Signor Presidente, l'economia del Suo Paese si è sviluppata in condizioni molto difficili.
Nel Suo Paese si è registrato un progresso economico nelle circostanze di una guerra fredda seguita a una calda e sotto la pressione di una tensione costante creata dal nemico, che si oppone alla riunificazione della Corea.
Signor Presidente, vorrebbe gentilmente dirmi come questo successo è stato raggiunto?
Risposta: Come avete correttamente indicato, l'economia del nostro Paese si è sviluppata in condizioni molto difficili.
La guerra triennale provocata dagli imperialisti americani l'aveva devastata e aveva ridotto in cenere le nostre città e i nostri villaggi. Come se non bastasse, essi e i loro scagnozzi fecero ricorso a incessanti manovre aggressive e ostative persino negli anni del dopoguerra. Questo ha reso assai complicata sin dall'inizio la nostra lotta per l'edificazione socialista e ha imposto un fardello inaudito e pesante sul nostro popolo.
Dimostrando lo spirito rivoluzionario dell'autosufficienza e della forza d'animo, tuttavia, esso ha superato con coraggio le difficoltà che gli si paravano di fronte e ha edificato con successo un'economia nazionale solida e indipendente. Ha trasformato il Paese, un tempo terra agricola parecchio indietro rispetto alla civiltà moderna, in uno Stato industriale socialista con un'industria moderna e un'agricoltura sviluppata.
Costruire una società socialista e comunista richiede la cattura delle fortezze ideologica e materiale del comunismo. La rivoluzione tecnica va portata avanti energicamente al fine di conquistare la fortezza materiale e quelle ideologica e culturale devono essere accelerate per occupare la fortezza ideologica. Le rivoluzioni ideologica, tecnica e culturale rappresentano la maniera fondamentale con cui conquistare queste due fortezze in un colpo solo. Nella nostra opera al riguardo abbiamo fermamente aderito al principio di assegnare la priorità a quella ideologica. Soltanto così riusciremo a catturare anche quella materiale.
Nel difficile contesto in cui il Paese è diviso e le manovre ostruttive degli imperialisti non cessano, siamo stati in grado di edificare con successo il socialismo poiché abbiamo applicato fino in fondo le idee del Juche, le quali esigono che tutto sia messo al servizio delle masse popolari e che ogni problema venga risolto affidandosi alla loro forza.
L'essenziale superiorità della società socialista che abbiamo costruito consiste nel fatto che è una vera società del popolo, che ottempera al suo desiderio d'indipendenza e si pone al suo servizio.
Nel nostro Paese ognuno esercita il proprio diritto politico all'indipendenza su un piede di parità e vede soddisfatte le proprie necessità materiali in alimentazione, vestiario e abitazione, così come quelle culturali, da parte dello Stato, ha un lavoro sicuro in base alle proprie attitudini e abilità e vive egualmente felice. Tutti, da noi, ricevono un'istruzione e un'assistenza sanitaria gratuite. Non esiste disoccupazione, non vi è un solo mendicante né alcun orfano trascurato, nel nostro Paese. Nessuno ha da preoccuparsi dei soldi e si vive senza neppure conoscere la parola «tassa». Nel nostro Paese non vi sono piaghe sociali che diano crucci alla gente. Non vi è naturalmente limite all'elevazione dei criteri materiali e culturali del popolo. Noi ci impegniamo a trovare soluzioni migliori ai problemi dell'alimentazione, dell'abbigliamento e dell'abitazione delle persone per soddisfarne le sempre crescenti esigenze socialiste.
Nel nostro Paese i lavoratori lavorano per il bene della loro società e per se stessi e i risultati del loro lavoro vengono usati interamente per la prosperità della comunità e per la promozione del loro stesso benessere. Nella nostra società, ove l'individuo e la società sono in completa armonia, il prinicipio «Uno per tutti e tutti per uno» è il tono che predomina nella vita. Il nostro popolo dimostra una devozione e una creatività complete nell'edificazione socialista, lavorando con un atteggiamento consono a dei padroni poiché esso sente veramente che la nostra società socialista è una società realmente su misura sua. Questo è il principale segreto della rapida avanzata che abbiamo effettuato nella costruzione del socialismo, nonostante tutte le difficoltà.
Il patrimonio più prezioso nella rivoluzione e nell'edificazione è la forza delle masse popolari. Il successo nella seconda dipende da come organizziamo e mobilitiamo il potere creativo delle masse. Non v'è metodo più attivo e rivoluzionario di quello di risolvere i problemi credendo nelle masse e mobilitando la loro forza e saggezza.
Abbiamo pienamente armato tutto il popolo con le idee del Juche e l'abbiamo solidamente unito attorno al Partito. Attuando la linea di massa ne abbiamo messo in moto l'entusiasmo rivoluzionario e lo zelo creativo totali nel costruire il socialismo. Questo è un altro segreto nel nostro successo al riguardo.
Domanda: Signor Presidente, la riunificazione della penisola coreana, che Lei desidera, non si è ancora realizzata.
Che cosa farà per facilitare la materializzazione della Sua proposta onde affrettare lo sviluppo della pace in Corea e per instaurare uno Stato confederale coerentemente con la tendenza mondiale verso la distensione?
Risposta: Il contesto internazionale generale odierno tende alla distensione. Se questa giunge e conduce alla pace e al rilassamento delle tensioni sulla penisola coreana, non ci saranno più scuse per le truppe americane, ostacolo alla riunificazione nazionale, di restare in Corea del Sud. Consideriamo che questo scenario favorirà la causa della riunificazione nazionale del nostro popolo.
Al fine di risolvere tale questione con mezzi pacifici e nel quadro dell'attuale tendenza internazionale alla distensione e in base al desiderio d'indipendenza del nostro popolo, noi abbiamo riaffermato la nostra politica di riunificare il Paese instaurando la Repubblica Federale Democratica di Koryo, nel mio rapporto all'adunata celebrativa del 40° anniversario della Repubblica.
La proposta di creazione della RFDK significa, tenendo presenti le due differenti ideologie e sistemi esistenti nel nord e nel sud del nostro Paese, formare uno Stato unificato federando i due governi autonomi, lasciando i due sistemi così come sono sul principio della coesistenza, astenendosi ciascuno dal tentare di conquistare o sottomettere l'altro.
Riunificare il Paese con la fondazione della RFDK richiede la creazione delle necessarie condizioni all'uopo. È di fondamentale importanza rimuovere il pericolo di guerra e allentare le tensioni sulla penisola coreana.
Avendo schierato più di 40.000 truppe proprie e oltre 1.000 testate nucleari in Corea del Sud, gli Stati Uniti stanno incessantemente perpetrando atti aggressivi e provocatori contro la nostra Repubblica. A causa di ciò il confronto militare si perpetua e nel nostro Paese aleggia il costante pericolo di una guerra. A meno che quest'ultimo non sia rimosso e vi si allentino le tensioni, sarà impossibile creare un'atmosfera di fiducia tra il nord e il sud e risolvere per via pacifica la questione della riunificazione nazionale.Nell'ottica di dissiparlo e creare tale clima è necessario che noi e gli Stati Uniti firmiamo un trattato di pace, che nord e sud adottino una dichiarazione di non aggressione, intrattengano colloqui politici e militari ad alto livello e risolvano il problema dell'effettuazione di una riduzione graduale e drastica delle reciproche forze armate. Di pari passo con tale riduzione per fasi, le forze americane in Corea del Sud dovranno essere decurtate volta volta. Allorché la forza armata del nord e del sud si sia ridotta a meno di 100.000 truppe a testa, gli Stati Uniti devono ritirare completamente le proprie, armi nucleari comprese, dalla Corea del Sud, e smantellarvi le basi militari.
Lo sviluppo di un dialogo e di negoziati tra il nord e il sud è un modo importante per alleviare la tensione sulla penisola coreana, conseguire una riconciliazione e un'unità nazionali e riunificare indipendentemente e pacificamente il Paese.
Noi stiamo operando coerentemente per sviluppare detto dialogo e detti negoziati sulla base dei tre principi dell'indipendenza, della riunificazione pacifica e della grande unità nazionale, programma per la riunificazione dell'intera nazione.
A tal fine, è necessario che la “Legge sulla Sicurezza Nazionale” anticomunista e antipopolare sia abrogata e che la società sudcoreana si democratizzi, così da garantire che la gente possa lavorare liberamente per la riunificazione nazionale. Fintantoché rimarrà intatta la “Legge sulla Sicurezza Nazionale”, ostile verso l'interlocutore negoziale, e fintantoché permanga una sanguinosa atmosfera di repressione spietata dei patrioti che chiedono la riunificazione nazionale, resteranno impossibili la conduzione lineare di un dialogo a essa volto, il miglioramento delle relazioni tra il nord e il sud e la stessa riunificazione della nazione.
Oggi la tendenza verso quest'ultima sta montando rapidamente sia nel nord che nel sud del nostro Paese e le voci dei popoli del mondo amanti della pace, che questa vogliono in Corea insieme alla sua riunificazione pacifica, risuonano sempre più potenti ogni giorno che passa.
Con l'obiettivo di mettere in pratica la proposta di fondazione della Repubblica Federale Democratica di Koryo, il nostro popolo lotterà risolutamente per frustrare le manovre di coloro che stanno cercando di creare “due Coree” e mantenere la Corea divisa per sempre.
Domanda: Signor Presidente, quali sono le condizioni sotto le quali considera di poter intrattenere negoziati col prossimo Presidente degli Stati Uniti?
Risposta: Gli Stati Uniti hanno diviso l'omogenea nazione coreana e imposto al nostro popolo la sofferenza della divisione nazionale per più di 40 anni. Non sono altri che gli Stati Uniti a esacerbare le tensioni e minacciare la pace sulla penisola coreana e a ostacolare la riunificazione della Corea perseguendo la politica delle “due Coree”.
La politica americana verso la Corea, che viola la sovranità della sua nazione, si contrappone alla tendenza dell'epoca moderna, che muove verso l'indipendenza. Pensiamo che sia decisamente giunta l'ora che il governo degli Stati Uniti riesamini tale irragionevole politica.
La promozione di rapporti di buon vicinato con tutti i Paesi che rispettino la sovranità della nostra nazione e si mostrino amichevoli verso il nostro Paese, a prescindere dai loro sistemi sociali, è la posizione coerente del governo della nostra Repubblica.
Se gli Stati Uniti abbandonassero la loro ingiusta politica ostruzionistica verso la causa della riunificazione del nostro popolo, questo inaugurerebbe una nuova fase nelle relazioni tra noi e loro.
Conformemente alla tendenza alla distensione e alla riconciliazione, il governo degli Stati Uniti deve adottare misure pratiche per alleviare le tensioni sulla penisola coreana. Se facesse ciò e mostrasse un atteggiamento sincero verso la soluzione della questione coreana, potrebbero tenersi negoziati tra me e il Presidente degli Stati Uniti.
Domanda: Signor Presidente, in qualità di unico capo di Stato rimasto in carica per due generazioni dalla Seconda guerra mondiale, Lei ha apportato un grande contributo all'unità e alla solidarietà del movimento comunista internazionale.
Potrebbe gentilmente parlarmi dei problemi attuali del movimento comunista internazionale e la Sua opinione al riguardo?
Risposta: Dalla Seconda guerra mondiale il movimento comunista internazionale ha compiuto progressi notevoli e il socialismo si è espanso fino a diventare un sistema mondiale. In vaste aree del mondo la rivoluzione socialista ha trionfato e il sistema coloniale è crollato, col risultato che all'imperialismo è stato inflitto un duro colpo.
Cionondimeno, il vecchio e il reazionario non sono disposti a lasciare spontaneamente la scena della Storia e il processo con cui il nuovo emerge vittorioso non è assolutamente lineare. L'imperialismo internazionale, raggruppatosi come forza alleata in seguito alla Seconda guerra mondiale, ha compiuto manovre disperate contro i Paesi socialisti e il movimento comunista internazionale, nell'intento di riconquistare le sue vecchie posizioni, e ha intensificato il dominio e il saccheggio delle nazioni di nuova indipendenza ricorrendo a scaltri metodi neocolonialisti.
Gli imperialisti si trovano in gravi crisi politiche ed economiche e lavorano mano nella mano l'uno con l'altro, concentrando i loro attacchi sui Paesi socialisti. Tentano di ottenere il dominio militare su di essi e, al contempo, lavorano sodo per ostruirne lo sviluppo economico e tecnico e di disorganizzarli ideologicamente e culturalmente.
In queste circostanze, il problema più importante che oggi si presenta al movimento comunista internazionale fa sì che tutti i Paesi socialisti e tutti i partiti comunisti e operai aderiscano a una posizione rivoluzionaria e ai principi del socialismo e del comunismo, valorizzino appieno i vantaggi del sistema socialista consolidandolo e sviluppandolo e rafforzino ancor più la loro unità e la loro solidarietà internazionali.
Che la società umana passi dal capitalismo al socialismo è una legge inesorabile dello sviluppo storico. Il socialismo è una società che si conforma all'esigenza intrinseca dell'uomo di sbarazzarsi dello sfruttamento e dell'oppressione e vivere indipendente; è la migliore, in quanto si accorda pienamente all'ideale di pace universale e alle aspirazioni comuni del genere umano. Quanto più gli imperialisti intensificano la loro offensiva contro di esso, tanto più a fondo i Paesi socialisti dovranno applicare i principi del socialismo e del comunismo mantenendo con fermezza la propria posizione rivoluzionaria e tanto più grandi gli sforzi che dovranno profondere nel dare libero corso alla superiorità e alla vitalità del sistema socialista.
Soprattutto, quei Paesi devono intensificare la rivoluzione tecnica e quella culturale socialiste, che servono il popolo, così da superare l'imperialismo nel campo della scienza e della tecnica. Lo stesso devono fare con quella ideologica, di modo da impedire l'infiltrazione ideologica e culturale dell'imperialismo e assicurare che tutti i lavoratori provino orgoglio e fiducia nei confronti del socialismo e combattano pervicacemente per la vittoria della causa del socialismo e del comunismo.
La situazione specifica di un Paese differisce da quella in un altro. Pertanto, i partiti comunisti e operai devono mantenere una posizione indipendente e promuovere la rivoluzione e l'edificazione applicando creativamente le teorie e i metodi rivoluzionari in concordanza con la situazione nei propri Paesi.
Gli imperialisti stanno adesso cercando di minare l'unità del movimento comunista e internazionale e di disgregare e scindere le forze antimperialiste per la pace nel mondo. In un simile contesto, tutte le forze progressiste dovranno contrastare quelle imperialiste con la strategia dell'unità.
Il nostro Partito ha invariabilmente operato per rafforzare l'unità e la coesione del movimento comunista internazionale. Anche in futuro faremo ogni sforzo possibile per potenziare la solidarietà internazionale della rivoluzione continuando a innalzare la bandiera dell'indipendenza contro l'imperialismo e il vessillo del socialismo e del comunismo; spingeremo con l'edificazione socialista e con fermezza difenderemo la pace e l'avamposto orientale del socialismo, portando fedelmente a termine, in tal modo, i doveri rivoluzionari sia nazionali che internazionali che c'incombono.
― Kim Il Sung, Opere, vol. 41, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1996, pp. 241-50 ed. ing.

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